In questo blog scrivo e pubblico le storie che amo, la vita di tutti i giorni,la vita di tanti come noi. Sono storie inventate, o storie vere.
Mi viene il magone quando penso al Gio’ e rivedo la sua faccia scavata, il naso affilato negli ultimi quindici giorni all’ospedale, tutta la sua magrezza. I suoi occhi azzurri che si muovevano da me al Gian Maria, come per imprimersi i nostri volti un’ultima volta. La sua voce roca, quasi un rantolo, soffocata dalla saliva. E la sua schiena, magra, storta, tutta ossa. Vorrei aver potuto fare di più per lui ed essergli stata molto più vicino di quello che ho fatto. Ormai il Giò era solo testa. Il corpo si era rattrappito a tal punto che era lungo solo 70,80 centimetri. Era leggero come una piuma e lo spostavo senza sforzo. Però continuava, pur nel dolore e nella sofferenza a mantenere la sua bella dignità ed il suo orgoglio. Non sopportava di essere troppo toccato o manipolato. Non sopportava la mani estranee che lo frugavano. Cacciava via le assistenti e le infermiere. E come ritrovava la voce e minacciava con quelle sue mani lunghe, ossute, scavate, nodose, come artigli “Non lo faccia più. Non si permetta di toccarmi in questo modo”.
Piangeva tanto il Giò, quando restava a casa da solo. Gian aveva capito questa sua paura e, pur, senza fare niente, stava molto in casa. Io un pò meno. Ma dopo tanti anni di sostegno ed aiuto non ce la facevo quasi più. Non voglio qui giustificarmi, perché sono fermamente convinta di aver fatto tutto il possibile per il Giò di averlo assistito con tanta cura, di averlo amato per 34 anni. Tanto è durato il nostro matrimonio. Certo il collante è stato Gian Maria. E’ soprattutto per lui che per tutti questi lunghi anni sono stata molto vicina al Giò.
Piccolo Gian Maria che non hai avuto la fortuna di avere un padre con cui giocare al pallone, andare in bicicletta, fare la lotta. Un padre che potesse esserti modello per fare carriera, per il lavoro. Però hai avuto la grande grandissima fortuna di aver avuto un padre che ti ha amato tantissimo e che ha sacrificato tutto all’ amore per tè. Anche la sua salute. Un padre che ha resistito per tanti anni nonostante la grave malattia per vederti crescere, per vederti diplomare e che, ha fatto di tutto per vivere, per poterti vedere laureare. Ma non era destino. Peccato.
Ora io parlo spesso con il Giò, e come prima, gli racconto quello che succede.
Al tuo funerale c’era tanta gente, ma soprattutto c’erano tutti i tuoi vecchi amici: il Libero e la Carla, l’Alberto e la Gianna, il Vittore e la Mari, il Giampi e la Luisa, Silvana, Marina, Marco,il Barletta,il Sergio, il Piso, il Sergio e la Mimma. C’erano tutti ma proprio tutti, incredibile quanto ti erano legati ed affezionati.
Sai che Piero Fassino ti ha scritto, ti ha chiamato buono, coraggioso e lucido. E’ tutto vero.
Sai che, quando, ho incontrato il Bocchio e la Elda, piangevano disperati alla notizia della tua morte.
Sai che il Pescio era commosso sino alla lacrime. E che Marina tra le lacrime mi ha detto che tu e la tua Wolsfaghen siete stati fondamentali quando, ancora molto giovane, ha avuto bisogno di un vero amico. Ma non ha voluto dire più di tanto. Ha telefonato, anche, l’Angelina e piangeva tanto.
Come manchi a tante persone e come eri benvoluto. Vorrei che a Gian restasse di tè questo ricordo: eri, sei una persona buona e molto amata. Molto amata perchè non hai mai fatto dispetti e cattiverie a nessuno, perchè hai sempre cercato di aiutare tutti, perchè sei sempre stato molto generoso con tutti.
Sai che Sergio è rimasto con noi sino alla fine e non riuscivo a mandarlo a casa.
Ecco tante volte ho pensato che ero proprio stanca di sacrificarmi per tè. Che mi sentivo legata, soffocata. Ma poi continuavo come prima. E adesso invece mi manchi tanto e la casa è vuota senza di tè. E sono contenta di aver fatto tanto per tè.
Quando entro in casa senza pensarci grido “Ciao, Giò, sono arrivata” Mi piace farlo anche se so che non ci sei e mi piace commentare i fatti con tè come se fossi lì ad ascoltare ed a scuotere la testa per manifestare il tuo dissenso. “ Ma dai smettila”.. Non dicevi altro, non ti impuntavi mai, non volevi importi a nessuno.
11 settembre
Siamo già a settembre ed ho tante notizie darti.
Per prima cosa vorrei commentare con tè i fatti che riguardano il Giordano. Sicuramente tu non credi a queste notizie e le definisce montature politiche. Ma chissà come stanno veramente le cose. L'altro giorno, invece, passando in centro ho visto che anche il Marco è morto. Mi sono subito detta "Devo dirlo al Giò. Lui continua a dirmi che non vede bene il Marco. Lo trova molto giù".
Ho scritto anche al Gian. Perchè il suo fare mi preoccupa molto. Ti mando la lettera perchè sono sicura che tu sarai d'accordo con me e vorrei tanto che tu potessi paralre a quel ragazzo. Anche se negli ultimi tempi eri troppo stanco ed affaticato per affrontare una questione così delicata ed emotivamente impegnativa.
Caro Gian, sono a Scopello, da sola. Dopo aver ricevuto da tè l’ennesimo rifiuto a raggiungermi per passare qualche giorno di vacanza insieme. A me non dispiace stare sola. Avrei preferito ci fosse anche il Giò che avrebbe proprio goduto di questo soggiorno ed avrebbe proprio approfittato delle piccole, poche occasioni offerte per uscire, curiosare tra le bancarelle del mercatino dell’antiquariato, fare qualche acquisto. Ma mi piacerebbe anche ci fossi anche tu. Invece ho l’impressione che tu faccia di tutto per sfuggirmi, evitarmi. Mi sembra tu stia passando un periodo molto difficile. Sei scontento, arrabbiato, furioso, soprattutto con me. Ed io non ne capisco, sino in fono la ragione. Cerco di capire e di analizzare la situazione e mille pensieri si affollano nella mia testa, per lo più funesti e preoccupati per te.
Ora cercherò di mettere un po’ d’ordine nei miei pensieri in modo da trasmetterti il senso di quanto sto vivendo in questo periodo.
Quando leggerai queste note chissà dove sarò. Devi sapere che il tuo atteggiamento mi ha fatto molto soffrire. Se a questo aggiungi le preoccupazioni per futuro del Giò, per le nostre risorse finanziarie, potrai valutare in che situazione mi hai messa. E’ solo grazie al mio carattere forte e determinato che non sono entrata in depressione.
Ma procediamo con ordine.
Certamente tu mi rimproveri molto. Da quanto dici mi rimproveri:
- di averti costretto a frequentare una scuola che non gradivi.
Sappi che la maggior parte dei figli rimprovera questo ai genitori. I genitori scelgono in base ad una loro visione del futuro dei propri figli. Sbagliando, in tante situazioni, è vero. Ma sbagliando in assoluta buona fede. I genitori fanno dei calcoli sui figli, come ti ho già detto, investono su di loro. Tutti gli adolescenti superano questa fase abbastanza in fretta si adattano o cambiamo. Tu non hai fatto niente di tutto ciò Non ti sei adattato, ne hai voltuo cambiare. Prova ne è che sei riuscito a farti bocciare ben due volte.Ma non hai voluto cambiare. Quando in seconda liceo hai preso in considerazione l’idea di iscriverti ad un ITIS non hai poi voluto proseguire per timore di affrontare pochi esami integrativi. Ti assicuro che ogni anno molti ragazzi fanno questo percorso senza traumi. Sei entrato nel circolo vizioso delle scuole private e solo grazie al fatto che io ho una buona esperienza nel settore ne sei uscito con il diploma. Molti ragazzi non riescono proprio ad uscirne: si inventano malanni vari per giustificarsi, si buttano su lavoretti qualsiasi, oziano in attesa della buona occasione. Ma non ne escono. Al termine di questo faticoso percorso non hai voluto confrontarti con la tua famiglia sulle scelte future. Eppure tua madre è un’esperta in materia, data la sua professione. Hai fatto tutto da solo. Hai scelto la strada più difficile e più lunga. Avresti potuto frequentare un corso triennale. Fisioterapista, per esempio, tecnico di radiologia. Avresti potuti iscriverti ad un corso post diploma: computer, agente immobiliare. Di strade ne avevi tante davanti. Bastava parlarne. Ora, però non hai altro da fare che arrivare sino in fondo. Ne hai voglia? Dubito, assai. Non ti vedo deciso ed impegnato.
- Mi rimproveri di averti fatto cambiare scuola per aver dato retta ad altri.
E su questo punto ammetto di aver sbagliato. Come, però, ritengo di aver sbagliato nell’averti iscritto alla media di Fara. Come ammetto di aver sbagliato nel non aver insistito per iscriverti ai Salesiani sin da subito. Ho sempre avuto la percezione che l’ambiento influisce molto su di te. E che le amicizie ti trascinano molto. A Fara, secondo me, non hai trovato un ambiente stimolante dal punto di vista sociale. Ed ho sbagliato in pieno a non averti allontanato da Fara. Francamente devo dirti che gli amici che frequenti e dalle cui labbra pendi non valgono quel gran che. Cerca di analizzare anche tu quello che sono e quello che fanno. Oggettivamente.
- Mi hai detto delle cose terribili. Ti ho tagliato un braccio, ti ho impedito di volare, non so vedere i tuoi successi ma solo i tuoi fallimenti. Tutto sempre in riferimento al fatto di aver scelto per te la scuola superiore da frequentare. “Se avessi fatto quello che volevo a quest’ora lavorerei già all’Agusta”- Mi hai detto.
Ora ti chiedo – Ne sei sicuro? Sei sicuro che la tua aspirazione sia quella di fare l’operaio? Sei sicuro che se avessi fatto l’IPSIA saresti potuto andare a fare l’operaio all’Agusta. Io non ne sarei così sicura. Perché ti conosco abbastanza bene e perché, comunque, non avendo tu voglia di studiare, né avendo l’umiltà, la pazienza, la disponibilità di farti aiutare i tuoi risultati sarebbero stati uguali in qualsiasi scuola. Questa secondo me è la realtà, e sarebbe bene che tu ne prenda atto.
- Mi rimproveri, poi, di essere assillante, noiosa, curiosa, sospettosa. Ma questo fa parte del gioco di un normale rapporto tra madre e figlio.
Tuttavia il tuo atteggiamento con me è particolarmente violento ed aggressivo, sminuisci quello che faccio, non consideri il mio impegno ed il mio lavoro. Non consideri i miei numerosi successi professionali. Ed io continuo a non capire il perché.
Ma la mia preoccupazione è che il tuo sia un atteggiamento che tu ritieni di dover assumere con le donne. E che, di conseguenza, fai o farai così anche con la tua fidanzata o la tua futura moglie. E questo è sbagliato perché ti poterà a bisticci, rotture e separazioni. Io posso tollerare il tuo atteggiamento, ed anche cercare di capire, ma altre non saranno disponibili a farlo. In fondo sei come altri miei famigliari : lunatico, poco espansivo in casa, violento verbalmente, forse anche manesco, intollerante, non disponibile a mettersi nei panni degli altri. Guarda come si comporta con la nonna. Urla sempre, la maltratta, ignora i suoi desideri,la sminuisce. Ed anche tu, se non cambi, la pagherai.
Ciao, Giò, ti voglio tanto bene. Alla prossima